Recensione: CANOVA – Vivi per sempre

di Ringo Starz


Con questo album i Canova si consacrano fra le band pop più interessanti del panorama italiano. Esponenti di livello del panorama indie, in Vivi per sempre riescono nell’intento di creare un disco che è, di fatto, una raccolta di belle canzoni. Orecchiabili inni da palazzetto che rimangono incollati in testa. Il tutto con garbo, senza ammiccamenti, senza strafare e senza inutili patine glamour.

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Shakespeare apre le danze con i synth sparati come una Born slippy, con in più un velo di nostalgia, marchio di fabbrica dei quattro. E subito proietti nella mente un tour nei palazzetti con 10.000 spettatori che cantano a squarciagola. Un po’ l’effetto che fanno i già singoli Domenicamara e, soprattutto, Goodbye goodbye, che sa stringere con la morsa di una moderna Stand by me versante Oasis. Provate a immaginarla cantata in inglese e con il giusto mix di “raschietto” e voce nasale, caratteristiche che, per sua fortuna, Matteo Mobrici non possiede. Ramen e la “sanremese” Per te sono il tentativo da buoni musicisti figli ‘e ‘ndrocchia di far lanciare lo sguardo dell’ascoltatore oltre il finestrino permettendogli di diventare il protagonista del suo personalissimo unofficial video. Il carisma delle loro canzoni, che entrano in testa senza la minima forzatura perché opportunamente lubrificate dall’ingegno di chi ha il talento di saper intrattenere con la musica, caratterizza anche la più leggera Ho capito che non eravamo. Groupie è il lentone concepito appositamente per far tirare su i cellulari come una volta si faceva con gli accendini. I fan sono avvisati: memorizzate i versi del ritornello e osservate cosa accadrà quando verranno lanciati dal palco del loro prossimo tour. Chiudono il conto 14 sigarette e la beatlesiana Vivi per sempre, i brani che probabilmente saranno più apprezzati dai supporter di Matteo, Fabio, Federico e Gabriele, forse perché meno immediati e, per certi versi, più intensi.

dsc_6831colore.jpgI Canova, come detto, sono stati capaci (più di altri colleghi) di mettere insieme tanti pezzi di buona qualità in un album che, pur non avendo al suo interno pezzi dichiaratamente uptempo, non perde mai il piglio. Osano meno a livello di testi rispetto al precedente Avete ragione tutti, ma trovano una quadra pop che li può proiettare in un territorio mainstream al pari di tanti colleghi nati e cresciuti nella nicchia indie. Il secondo album è sempre il più difficile? Probabile, e qui era molto dura capire come si sarebbe evoluto il prodotto offerto. Diciamo, con piacere, che è un disco gradevole, di quelli che farebbe anche piacere regalare a qualcuno perché positivi, portatori di un bel messaggio e di una bella energia. Anche se i dischi non vanno più di moda.

PEZZO MIGLIORE: Goodbye goodbye
DA ASCOLTARE: Shakespeare, Groupie, Ho capito che non eravamo, Ramen

7.5/10


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