Sanremo 2019, la classifica finale di River Of Sound

di Ringo Starz


Giunti ad un passo dalla finale e dopo numerosissimi ascolti delle 24 canzoni di questo Festival 2019, abbiamo stilato la nostra PERSONALISSIMA classifica.

  1. DANIELE SILVESTRI – Argento vivo
    Capolavoro assoluto. Pezzo struggente, dark, mai banale e mai patetico.
    Una mise-en-scène interessante e un intervento, quello di Rancore, mai fuori quota o sopra le righe. Silvestri si dimostra ancora una volta fra i grandi big e fra i più eclettici del panorama musicale italiano.
  2. ACHILLE LAURO – Rolls Royce
    La novità assoluta del Festival, a nostro parere. Un trapper che senza moralizzare discute della condizione allo sbando di una gioventù senza punti di riferimento fra il nuovo che avanza e il vecchio fermo ad un mondo che non esiste più.
  3. FEDERICA CARTA e SHADE – Senza farlo apposta
    Bissano il successo di Irraggiungibile e svuotando il pezzo di inutili riferimenti ai social, alle note vocali e via discorrendo, portano in scena un ritornello che si incolla in testa e sembra fatto apposta per l’airplay radiofonico. Una bella sorpresa.

  4. LOREDANA BERTÈ – Cosa ti aspetti da me
    La grinta, la fame, il non abbattersi mai (ma proprio mai) in un contesto che campa del vittimismo e dei piagnistei. Loredana Bertè è, ancora una volta, e in barba a tutto a tutti, la più forte.
  5. MAHMOOD – Soldi
    L’orchestra che batte le mani all’unisono e la sua voce, atipica in generale, ancora di più per un rapper, dimostra che dietro i pregiudizi sul genere musicale c’è molto di più.

  6. ENRICO NIGIOTTI – Nonno Hollywood
    Un ricordo fotografico di un passato che non c’è più, interpretato a volte con eccessiva foga, ma abbastanza malinconico da prendere lo stomaco e contorcerlo nella speranza che non sia il tempo a distruggere valori e immagini di chi ci ha preceduto.

  7. MOTTADov’è l’Italia
    Nonostante spiazzi al primo ascolto, guadagna punti riproduzione dopo riproduzione. Anche qui senza scendere in riferimenti troppo espliciti, ma usando il piacere della parola, l’ultimo vincitore del premio Tenco fa il suo egregiamente. Meritato il premio per il duetto con Nada.
  8. SIMONE CRISTICCHIAbbi cura di me
    Una poesia “à la Cristicchi”. Più drama che canzone, per certi versi. Decisamente non radiofonica, ma nell’economia di un Festival della Canzone, con tutte le sue sfaccettature, il buon Simone continua a regalare momenti di grande poesia.


  9. NEGRITA – I ragazzi stanno bene
    Non all’altezza dei loro grandi successi, ma un testo ricco, impreziosito dalla voce e dall’emotività di Pau. Anche qui, il giudizio cresce ascolto dopo ascolto.

  10. PAOLA TURCI – L’ultimo ostacolo
    Due anni fa con Fatti bella per te l’aveva buttata sull’impatto con un effetto Coldplay che lasciava un po’ così. Ciononostante dimostra di essere ancora in palla e di saper regalare emozioni forti.

  11. ARISA – Mi sento bene
    Osa, ha osato, e ha fatto bene. E lo ha fatto molto bene. Pezzo molto difficile anche per una leonessa da palco come lei. Un po’ musical, un po’ musica leggere stracciavene. Bellissimo il duetto con Tony Hadley
     .
  12. NEK – Mi farò trovare pronto
    Senza scendere nel solito paragone con Fatti avanti amore che ha quasi eguagliato il grande successo di Laura non c’è, stavolta non incide più di tanto, anche se lo Sting italiano fa di tutto per impreziosire il brano. Artista live da paura.
  13. NINO D’ANGELO E LIVIO CORI – Un’altra luce
    Il grande merito di Nino D’Angelo è sempre stato quello di sapersi guardare intorno e di non restare ancorato al passato come tanti suoi colleghi. Il pezzo merita ascolti su ascolti e va assimilato. Non è facile, né immediato, ma ha un suo perché. Promosso anche Livio Cori che nonostante non sia Liberato, a quanto pare, ha avuto il merito di aver riportato sul palco dell’Ariston i Sottotono, veri e propri apripista di un genere che oggi spopola.
  14. IL VOLO – Musica che resta
    Il tocco della Nannini c’è e si sente. A volte si immagina quasi la sua voce in certi passaggi, soprattutto nelle strofe. Il pezzo spinge, non è nulla di eccelso, ma se non altro porta il trio in una direzione nuova. Si spera.
  15. FRANCESCO RENGA – Aspetto che torni
    Nonostante il testo (Bungaro docet) Renga è intrappolato nella gabbia sanremese dei pezzi strappalacrime, nonostante sappia fare anche di più e decisamente bene.
  16. BOOMDABASH – Per un milione
    Quel pop-folk che piace. Un po’ tamarro, un po’ paraculo. Un pezzo stile Gemelli DiVersi quando volevano andare sul leggero per strizzare l’occhio al passaggio radiofonico. Godibile, ma nulla più.


    Nell’ultima fascia, quella rossa, come era stata identificata nella prima serata, i pezzi che ci hanno colpito meno o deluso di più. Primi su tutti gli Ex Otago che a fronte di pezzi davvero interessanti, non ultimi quelli usciti negli scorsi mesi, a Sanremo hanno giocato facile sfoggiando il lato oscuro dell’indie italiano con una Daisy di Daniele Groff dei giorni nostri. Nulla di nuovo da Patty Pravo e Anna Tatangelo, la solita nenia sanremese. Coraggiosi gli Zen Circus ma poveri della presa che saprebbero tranquillamente imporre con le loro canzoni, mentre, in ultimo esame, l’accozzaglia di melodie strappalacrime e struggenti rappresentate dal poker dei confondibili Ultimo, Einar, Ghemon e Irama. I ragazzi potrebbero fare tanto, ma tanto di più senza appoggiarsi ad una modalità di esecuzione canora che rischia di confonderli anche più dell’impatto visivo.

  17. EX OTAGO – Solo una canzone
  18. PATTY PRAVO E BRIGAUn po’ come la vita
  19. ANNA TATANGELO – Le nostre anime di notte
  20. ZEN CIRCUS – L’amore è una dittatura
  21. ULTIMO – I tuoi particolari
  22. EINAR – Parole nuove
  23. GHEMON – Rose viola
  24. IRAMA – La ragazza col cuore di latta

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