5 canzoni per conoscere gli Alice in Chains

di Vasco B.


Alcune rivoluzioni sono plateali, fanno scalpore e segnano una distinzione netta tra un prima e un dopo. Altre sono silenziose, eleganti, si insinuano nel mondo come un piccolo seme innestato nel terreno. Invisibile, salvo per alcune tracce di terra mossa attorno.
Tratterà di questo la nostra nuova rubrica, delle rivoluzioni sconosciute che hanno segnato il mondo della musica o che avrebbero meritato più attenzione generale.

Succede che in qualche club di Seattle, alcuni ragazzi si trovano regolarmente a suonare assieme. I mezzi sono quelli che sono, come sa chiunque abbia mai provato a formare una band. Nel calderone di Seattle qualcosa bolle sotto la superficie, un rimescolamento di gruppi porta Jerry Cantrell, Sean Kinney, Mike Starr e Layne Staley a diventare gli Alice in Chains.

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Un gruppo di quelli che a 16 anni abbiamo fatto un po’ tutti, ma con qualcosa in più.
Questi ragazzi difficili, abbandonati, tragicamente drogati, per la prima volta stanno cantando il loro disagio. La droga nei loro testi non è più metafora di libertà e viaggi mistici ma trappola e condanna, le sofferenti immagini evocate dai loro testi sono una timida e disperata richiesta di aiuto.

Qualcuno si accorge di loro, qualcuno comincia ad essere d’accordo, a condividere il loro disagio. Tanti ragazzi per la prima volta abbandonati a un vuoto culturale e morale oltre che dalle famiglie, ragazzi consapevoli di una condizione troppo miserabile per essere sostenuta. La condivisione di queste persone della stessa città, stessi locali, stesse idee, stessi canoni estetici, ne porta una parte a cantare anche loro il disagio, l’abbandono, la povertà, la droga per la condanna che è. Questi ragazzi si chiamano Nirvana, Pearl Jam, Soundgarden. Alla fine degli anni ’80, a Seattle negli Stati Uniti, è nato il GRUNGE.

Ecco le 5 canzoni per scoprire (se ancora non li conoscessi) gli Alice in Chains.

 

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