Recensione: LP – Heart to mouth

di Ringo Starz


Quando attraverso l’ascolto di un disco si finisce nelle mani (o grinfie) di Laura Pergolizzi, alias LP, sai che qualcosa di magico accadrà. È stato così quando quasi due anni fa abbiamo ascoltato l’indimenticato Lost on you. Dopo un tour infinito che l’ha portata in tutto il mondo e due singoli apripista che avrebbero meritato maggior attenzione arriva Heart to Mouth. Un album che ha tutte le caratteristiche che già conosciamo relativamente all’artista in questione: la magia della voce, i pezzi che incantano e quelli più leggeri concepiti con atmosfere dolci amare alleggerite dal piglio e dal timbro della sua interprete, che spinge la voce al limite e sempre incantando. Un po’ pop, un po’ rock; un po’ sinfonica, un po’ lirica.

Esattamente come Muddy waters aveva aperto la sua scorsa creatura, anche l’ipnotica Dreamcatcher si prende l’onere di alzare immediatamente il termometro emotivo senza pestare sulla batteria o alzare il numero dei BPM. When I’m over you è la canzone d’amore che non ti aspetti. Quando parte il primo singolo estratto dal disco, Girls go wild, siamo di colpo proiettati sulla West Coast, dove le ragazze “si scatenano” al ritmo di una sensuale pop ballad per poi planare sul vero capolavoro dell’intera raccolta: la struggente Recovery.

In generale, pur con meno strizzatine d’occhio al grande pubblico, LP non dimentica il suo stile, anzi ricalca gli elementi che hanno reso Lost on you un album di successo mondiale. Gioca sul semplice impreziosendo i brani di sfumature pop che rendono l’ascolto leggero e accativante al tempo stesso. Probabilmente non incontrerà il favore del pubblico più ampio abituato al ritornello martellante, ma è un disco che quanto a impatto è più vicino al primo Forever for now, con in più la consapevolezza di uno stile ormai consolidato. È praticamente impossibile non restare ammaliati di fronte a brani come Die for your love dove traspare in tutto il suo candore la purezza di un amore e la sensibilità della Pergolizzi che sa come intenerire, come incatenare e come strappare il cuore dell’ascoltatore con il canto soave di una sirena. Il brano più catchy, già candidato a prossimo tormentone è Shaken, che potremmo definire “alla Sinatra” in senso lato, in quanto sembra riprendere per certi versi il lato sinfonico di Frank ed il piglio di Nancy. Il delicato rock di Special chiude un album variopinto che è concepito, esattamente come il suo predecessore, che incanta a piccoli sorsi, ascolto dopo ascolto. Quando si finisce nelle grinfie (o nelle mani) di Laura Pergolizzi, è così.

8/10

PEZZO MIGLIORE: Recovery
DA ASCOLTARE: Dreamcatcher, When I’m over you, Die for your love, Shaken, Special.


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