5 motivi per cui “spuntano ovunque” fan dei Queen

di Vasco B.


Spesso mi chiedo e vi chiedo perché qualcosa a livello musicale è così speciale. Praticamente in tutti i miei articoli. La diatriba di questi giorni (tipica dei social e di chi crede di aver imposto una sorta di timbro su tutto ciò che incrocia la sua strada) è “Com’è che da una settimana sono diventati tutti fan dei Queen?“. Be’, la risposta è piuttosto semplice. Non è che lo sono diventati. Lo sono sempre stati. Ma vi spiegherò brevemente perché questi fan “refrattari” spuntano ovunque e di conseguenza perché i Queen sono così grandi.

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1) La fedeltà a loro stessi. È la ragione per cui in 20 anni di attività (dal 1970 fino al 1991 con Mercury come frontman) sono entrati nella storia della musica.

2)  Freddie Mercury, ovviamente. Lui e le sue 4 ottave di estensione vocale.

3) Parlano con sincerità, dal profondo. I loro testi trattano “ante litteram” temi eterni, al punto da sembrare sempre strettamente attuali. “Give me somebody to love” non è una frase che hanno sentito in giro, ma arriva dal profondo come necessità dell’essere umano stesso.

4) L’arte dell’arrangiarsi. In quattro sono stati in grado di scrivere un’opera, una rapsodia boemiana appunto, con orchestra e cori cantati sempre e solo da loro quattro, e che al suo interno spazia dal pop al rock, al barocco. Tre settimane di registrazione e 180 (centottanta!) tracce vocali. Più tutto il resto, ovviamente. E dato che erano i Queen, vivaddio, vuoi negare loro 3/4 tracce per ogni strumento con metodi di registrazione diversi tra loro per poi farne un bel mix? Assolutamente no. Non erano dei geni della tecnica musicale ma nessuno li ha mai superati nell’arte di fare tutto da sé.

5) Non hanno genere. I Queen hanno letteralmente inventato il viaggio nel tempo. Hanno considerato tutte le epoche musicali e deciso di prendere un po’ di ogni stile, epoca, area geografica e influenza. Non ti piace il pop? Va bene ti diamo del rock puro. Neanche il rock? Ok, ti diamo un’aria di opera. Non va bene? E d’accordo, ecco a te della disco anni ’80! Infatti è impossibile etichettare per genere i Queen. Dei geni visivi, anche coreografici, rivoluzionari e “scandalosi”.

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A chi era rivolta questa genialità rivoluzionaria? A tutti. Non ai primi, non agli ultimi, non a quelli in mezzo. A ricchi, poveri, intelligenti e stupidi. A tutti. Chiunque si sente ancora oggi in dovere di battere mani e piedi al ritmo di We will rock you (che già da sola basterebbe come tema per un articolo). Chiunque poteva sentirsi preso in causa da Who wants to live forever, chiunque poteva emozionarsi su We are the champions.

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Dunque non stupitevi (e non indignatevi) se vedete “spuntare ovunque” fan o neo-fan dei Queen. La genialità non ha fanbase. È universale. Un tramonto è geniale e tutti lo contemplano. Così come il cielo o un bel paesaggio di montagna. Sono la dimostrazione dell’esistenza di qualcosa di superiore. E se i Queen fossero gli eletti di questo Demiurgo che li ha messi insieme per unire le menti umane? Così diverse, così chiuse, così inesorabilmente portate a compiere ciclicamente gli stessi errori. Se quei quattro fossero nati e si fossero combinati per tirare fuori tutta la virtù che è in noi? Quella di amare il bello e di esaltarlo. E di celebrarlo, perché no? Quindi non preoccupiamoci troppo: condividete foto, canzoni, testi, curiosità, pubblicate video. Il bello e il geniale non hanno fan o adepti, sono inclinazioni stesse del bello che è in ognuno di noi e che risuona nella voce di un uomo che come noi aveva pregi e difetti, ma che oggi, insieme alla sua band, è una delle icone di ciò che è grande musicalmente.

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