Il POP-ROCK italiano anni ’70/’80

di Ringo Starz


Quando osservo la scena musicale italiana di questi ultimissimi anni, chissà per quale motivo, il mio cervello vola per associazione a quell’ondata di artisti che a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 hanno creato una scena parallela che esulava dalla musica d’importazione  e dai filoni melodici che iniziavano ad accusare il peso degli anni. Se a questi ci aggiungiamo il tentativo delle band capellone pseudo rock melodiche di importare dall’estero più che un sound, un look, un modo di porsi appariscente, è abbastanza chiaro capire che sarebbe bastato un niente per dar vita a una rivoluzione.

Un po’ quello che accade oggi. Drogati da quasi due decenni di talent-show, persa la spontaneità, perso il racconto della strada, dei vizi, delle abitudini e anche la critica sociale, quello che era rimasto della musica italiana era veramente pochissima roba. Canzoni usa e getta scritte per le case discografiche che prima le destina e poi le cuce addosso a chi non se le scrive. Quasi per rivolta a questo modus operandi dell’industria globale della musica, grazie anche all’evoluzione dell’hip-hop e del rap, all’ascesa della scena indie/alternative d’oltremanica e mettiamoci pure il fatto che oggi con un iPad da poche centinaia di Euro puoi iniziare a buttare giù delle solide basi per un pezzo (se non il pezzo stesso), il quadro è completo.

646-1024.jpgArrivano in classifica la trap, l’indie, il pop elettronico. I fatturati delle case discografiche indipendenti, che benissimo hanno seminato, crescono vertiginosamente. È l’effetto del cambiamento, ma è anche frutto di qualcosa che è avvenuto molto prima. Non è un caso che molti artisti che oggi sono venerati dai più giovani e da chi non si ferma alle apparenze abbiano come miti o come punti di riferimento gli artisti che ascoltavano i loro genitori o che hanno imparato a conoscere e scoprire con il tempo. Chi veniva dal rock’n’roll di ispirazione americana come Edoardo Bennato, chi spaziava tra il cantautorato e l’ispirazione inglese come Rino Gaetano; l’incrocio tra elettronica, funky, rock e folk di Ivano Fossati o i progressisti Decibel. Lo sforna-hit dai numeri spaventosi nonché risposta italiana al McCartney solista Umberto Tozzi; l’astro nascente del rock femminile Gianna Nannini, nata sulle orme di Janis Joplin e Patti Smith e poi partita per un viaggio tutto suo. Ma anche i grandi cantautori che non si limitavano a piazzarsi davanti al microfono con la chitarra in mano:  i De Gregori, Battiato, Dalla, Finardi. Ma anche le grandi voci femminili che strizzavano l’occhio alle masse come Rettore, Giuni Russo, Anna Oxa, i Matia Bazar, senza dimenticare i one-hit wonder Marco Ferradini e Gianni Togni. E poi ancora gli Stadio, Mango, il primo Luca Carboni, Alberto Fortis, Ivan Graziani. Insomma, a conti fatti, il meglio del meglio.

E oggi siamo qui a omaggiare questi grandi artisti che hanno fatto la storia della musica italiana e che hanno saputo rinverdire un panorama musicale che sapeva di stantio con una playlist dal titolo POP/ROCK Italia ’70/’80. Oggi sono loro la principale fonte di ispirazione per i più giovani che raccolgono la loro eredità, la ibridano con le nuove tendenze e le nuove tecnologie e la tramutano in qualcosa di nuovo, anche se dal sapore retrò. In comune hanno la spontaneità, la voglia e la carica di chi parte dal basso, la semplicità, l’abbandono della tecnica a tutti i costi a favore dell’emozione low-cost fatta di parole giuste al momento giusto e di note che accendono il cuore.

Selezionata per voi da Ringo Starz e Ariel Bertoldo


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