10 brani indie nazionali e internazionali da non perdere!

di Ariel Bertoldo


 

1) ALESSIO BONDÌ – Si fussi fimmina

Iniziamo il nostro viaggio alla scoperta del meglio delle recenti uscite discografiche in ambito indipendente con un cantautore siciliano trentenne, Alessio Bondì, artista tra i più interessanti nell’attuale panorama. Giunto al secondo album di studio, scritto e cantato in dialetto palermitano proprio come l’album precedente, Alessio propone una miscela colorata ed esuberante di folk rock ‘mediterraneo’ ibridato con musiche etniche sudamericane e africane. Una festa di suoni che avvolge e conquista, fa ballare senza per questo farci mancare episodi più intimisti, proprio come il brano che proponiamo per scoprire l’autore, Si fussi fimmina. Una ballata languida, dagli accenti soul.

 

2) ST. VINCENT – New york

Il suo vero nome è Annie Clark, cantautrice americana capofila (con ben pochi emuli al suo livello di talento, va detto) di un genere che è un avanguardistico mix di rock e pop, new wave à la Talking Heads ed influenze in stile David Bowie. 36 anni, in giro da almeno 10, al suo arco diverse frecce, non ultima quella relativa al gusto glam per la messa in scena, i costumi e i tanti differenti ‘concept’ legati alla maniera innovativa/provocatoria di affrontare pubblico e palco. Il brano che vi proponiamo si intitola New York ed è una rilettura da brividi – per pianoforte e voce – della medesima canzone già uscita nell’ultimo album, Masseducation.

 

3) LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA – Mistica

Altro artista nostrano, stavolta però ben più noto rispetto al già citato Bondì (cui pure auguriamo il successo che stramerita). Parliamo di Vasco Brondi, che di recente ha chiuso ufficialmente la lunga, decennale esperienza legata a Le Luci della Centrale Elettrica, dapprima nome d’arte di lui solo, in seguito band a tutti gli effetti. Verrebbe la tentazione, a dire il vero, di collocare il buon Vasco là dove ormai merita, e cioè tra le realtà (quasi) mainstream, almeno a giudicare dalle platee che è ormai capace di attrarre, o dei milioni di visualizzazioni di sue canzoni su YouTube, Spotify e Social Network. Mistica, contenuta nell’album-commiato antologico Tra la via Emilia e la via Lattea racchiude tutti gli ingredienti che hanno reso unico e inimitabile questo artista. Dall’immaginario testuale all’altrettanto iconico arrangiamento, dolente e poetico.

 

4) DAVID CROSBY – Glory

Grande vecchio del rock americano, veterano/reduce di mille battaglie musicali, testimone di oltre 50 anni di cambiamenti della scena anglo-sassone. Protagonista indiscusso prima con il folk rock dei Byrds, poi nel leggendario trio Crosby, Stills & Nash (cui ben presto si aggiunse anche il prode Neil Young), David Crosby ha saputo vivere, interpretare, da splendido cantante e autore quale è, la stagione del ‘Flower Power’, la generazione di Woodstock e del Vietnam, delle droghe psichedeliche, dell’assassinio dei Kennedy e delle battaglie per i Diritti Civili negli anni Sessanta.
Poi, complici problemi di alcol e droghe, per lungo tempo è sparito dai radar per quanto riguarda la sua produzione solista. Lunghissimo digiuno interrotto finalmente nel 2014, con il ritorno in piena forma. Le sue ballate acustiche, impreziosite da armonie vocali e melodie debitrici del folk e del jazz, incantano suggerendo atmosfere crepuscolari. Con lui, 77enne, un gruppo di ottimi giovani.

 

5) BEIRUT – Gallipoli

Salutiamo sempre con grande piacere artisti originali e ispirati del calibro di Zach Condon, in arte Beirut. Da un decennio con la sua band ci ha mostrato una via inedita e affascinante all’indie rock americano, debitrice di altre rotte (soprattutto europee) e bagagli sonori provenienti per lo più dal folk mediterraneo, dalle orchestre d’archi balcaniche, e che di ‘statunitense’ mantengono forse solo il gusto ‘alternative’ di approcciarsi al materiale sonoro. Il nuovo album uscirà a febbraio ma è già disponibile il primo singolo, inciso (come del resto l’intero disco) in Italia. In Salento, per la precisione. Lasciatevi cullare dalle sue onde languide, in attesa di ascoltarlo dal vivo.

 

6) CAT POWER – Stay

Per gli amanti di certa musica e per gli addetti ai lavori, fin dagli anni Novanta lei non è stata solo una capofila ma anche una protagonista indiscussa del nuovo cantautorato al femminile che negli States così come negli altri paesi anglo-sassoni, sta letteralmente salvando la scena musicale di qualità dallo strapotere del Rap, del Pop di facile ascolto o dell’hard rock orecchiabile à la Foo Fighters. Chan Marshall, questo il suo vero nome, è un’artista tormentata e fragile, dalla biografia inquieta/tortuosa: eppure quando sforna album come Wanderer, uscito un mese fa, e soprattutto canzoni dello spessore di Ask dimostra una forza espressiva e un valore davvero inossidabili. Pianoforte e voce: lei sembra cantare solo per te, confessarsi in forma privata ad ogni singola anima in ascolto. Presente nella nostra playlist di Ottobre, Stay è da assaporare e amare al primo ascolto.

 

7) COLTER WALL – Plain to see plainsman

Non poteva mancare un’incursione nei grandi spazi aperti, nel grande scenario nord americano legato al country classico, quello di Johnny Cash e dei suoi discepoli/discendenti.
Colter Wall ha 22 anni e viene dal Canada, è un cantautore con il cappello da cowboy e la chitarra acustica a tracolla, con quella voce inconfondibile, invecchiata in botte di Bourbon, che pare uscita da un falò nella notte texana, o da un 45 giri d’altri tempi. Eppure non è un film dei fratelli Cohen, la sua musica accade qui oggi, e ammalia tutti coloro che da sempre vagheggiano o sognano uno scenario da ultima frontiera, decisamente Into The Wild.

 

8) ANY OTHER – Capricorn no

Adele Nigro, 24 anni, in arte Any Other, arriva al suo secondo album di studio, interamente scritto e cantato in inglese. Brani figli di un lavoro maturo, complesso, stimolante come davvero pochi altri sulla scena italiana. Album che di italico, in senso stretto, ha giusto le nazionalità dei musicisti coinvolti: nulla ha un sapore, un’intenzione, una collocazione direttamente assimilabile a quanto di nostrano potremmo ascoltare oggi, tanto in ambito ‘mainstream‘ quanto sul frangente ‘underground‘. Adele ha un accento inglese perfetto, timbro espressivo. Questo brano, nello specifico un rock dalle venature funky, avrebbe ascolti a ripetizione se solo uscisse fuori da una radio d’oltreoceano. Le auguriamo il riscontro che merita.

 

9) FLEET FOXES – Icicle tusk

Una litania ammaliante che pare sospesa ad un nuvola: arpeggi di chitarra elettrica priva di effetti, un guizzo di glockenspiel, infine la voce, sorretta dalle armonie che le si fanno attorno e la incoronano facendone un marchio di fabbrica. Il marchio dei Fleet Foxes, forse la band indie folk/rock più cool emersa in Usa negli ultimi 10 anni. Guidato dal leader Robin Pecknold, cantante dal timbro peculiare à la Paul Simon/Graham Nash, il gruppo ha fatto parlare di sé anche grazie ad esibizioni dal vivo ipnotiche, con i singoli membri a scambiarsi di frequente lo strumento.

 

10) DIRTY PROJECTORS – (I wanna) Feel it all

Chiudiamo la prima puntata della nostra rassegna con un’ultima band americana, nota ai ben informati per essere probabilmente la più innovativa/brillante di tutte nel campo dell’avanguardia e della sperimentazione rock, nel senso più ampio e largo possibile della sua fruizione. E cioè là dove si verifica il contatto e la collisione creativa con altro materiale “infiammabile” come la musica colta contemporanea, la new wave, il jazz e la ‘black music’ più obliqua. Il risultato è un flusso sonoro e melodico fuori dagli schemi, difficilmente catalogabile con un’unica sigla eppure assai attraente alle orecchie e ai palati più esigenti, quelli di chi non si accontenta dei soliti cliché da hit parade.

 

 

 

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