Recensione: SUBSONICA – 8

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Quattro anni fa arrivava l’ultimo disco, poi il progetto solista di Samuel e i lavori off-band di Vinicio, Boosta e Max. Da allora molte cose sono cambiate e riuscire a tenere testa al mercato e alla nouvelle vague che gioca con l’elettronica a occhi chiusi è tanta roba. Magari senza innovare, ma avendo la consapevolezza di ciò che è giusto salvare del proprio bagaglio e fin dove spingersi. E a questo contribuisce l’esperienza spaventosa e quel sale in zucca che ha sempre contraddistinto la band torinese. Nonostante in alcuni passaggi riecheggi qualche fantasma del loro stesso passato, 8 non sfigura in un panorama musicale che mai è stato così variopinto da trent’anni a questa parte. È un disco a cui non manca quasi nulla, se non forse un acuto degno del loro ritorno, qualcosa che spiazzi e rimetta tutti all’ordine al cospetto di chi per un ventennio ha fatto rock elettronico meglio di chiunque altro. A conferma di quanto i Subsonica si collochino ancora ai piani alti lo dimostrano il duetto con Willie Peyote, L’incubo, e i singoli Punto critico e Bottiglie rotte (presente nella nostra playlist di Settembre). Vanno menzionati anche i pezzi di rottura come Respirare, più vicino nello stile alla produzione solista di Samuel (in forma davvero smagliante) e L’incredibile performance di un uomo morto dedicato al produttore Carlo U. Rossi, scomparso recentemente. Per il resto forse non sarà il disco che accoglierà nuovi proseliti, ma senz’altro ha il pregio di portare in scena un modo di fare musica e un linguaggio molto più vicino ai gusti di oggi con in più quel tocco di dolceamaro che ha sempre contraddistinto i Subsonica.

6.5/10

PEZZO MIGLIORE: L’incubo
DA ASCOLTARE: Jolly Roger, Punto critico, Respirare, Bottiglie rotte.

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