Recensione: ST. LUCIA – Hyperion

La naturale evoluzione di Matter non poteva che essere un disco che se da una parte tiene conto delle sonorità e delle ispirazioni 80’s che hanno reso i St. Lucia la band che sono, dall’altra presenta alcune novità. Non sostanziali, diciamolo subito. Se non altro c’è la volontà di fare un passo in avanti. A modo loro, si capisce. Con largo uso di synth e di atmosfere a metà strada fra il malinconico da fine serata e l’attitudine quasi danzereccia tipica dei loro brani. Bigger, Brighter love e Walking away (new sound di settembre) rappresentano un elemento di novità. Più sobri, ma non meno efficaci. Tuttavia l’ascilto presenta consistenti alti e bassi, dovuti principalmente al reiterarsi di motivi e stili ricorrenti nella libreria musicale di un grande appassionato di quel synth-pop di ispirazione ormai trentennale. Brani che pur di buona fattura non scaldano o richiamano qualcosa di più forte appartenente al passato. È il caso di Gun o di China Shop che, nato per essere il pezzo di punta della libreria, risulta invece essere una versione 2.0 di Kids dei MGMT. Troppo poco per la band che ha sfornato pezzi come Dancing on glass, Always, All eyes on you o Elevate.
Resta la buona ispirazione della prima metà dell’album e il notevole sforzo produttivo (innegabile), ma uno sbadiglietto a fine ascolto, siamo sinceri, lo abbiamo tirato.

5.5/10

PEZZO MIGLIORE: Walking away
DA ASCOLTARE: Bigger, Brighter love, Tokyo

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