883: i 25 anni di NORD SUD OVEST EST

significato-nord-sud-ovest-est.jpg1993. È il mese di Aprile quando improvvisamente dalle radio di tutta Italia iniziano a diffondersi due fra i versi più famosi di tutto il pop italiano. Ha inizio l’epoca dei Tappetini nuovi e degli Arbre Magique, del deodorante appena preso che fa molto chic. Dopo un anno vissuto come un sogno ad occhi aperti, quel 1992 che tanti ricorderanno per la stratosferica hit Hanno ucciso l’uomo ragno, i due amici di Pavia Massimo Pezzali e Mauro Repetto, tornano a calcare le scene.

Un anno, quello appena trascorso, vissuto da perfetti sconosciuti. Una piccola apparizione al Festivalbar e poco più. Nessun videoclip, solo il buon vecchio passaparola, quel ritornello in stile rock americano e quel cantato graffiato, pieno di energia, incalzante e finalmente (come non faceva quasi nessuno in Italia) sul beat della musica. Il disco Hanno ucciso l’uomo ragno vende circa 600.000 copie. Numeri molto interessanti per l’epoca; impensabili al giorno d’oggi.

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Per il 1993, Claudio Cecchetto prospetta un passo avanti sotto tutti i punti di vista. Max e Mauro devono iniziare a comparire in video. Tirati a lucido, vestiti di pelle e circondati dalle top model più belle della Milano dell’epoca. Arriva così il primo videoclip, girato dal fotografo di moda Fabrizio Ferri, ad annunciare un pezzo che ha la potenza devastante di un ciclone. Esce Sei un mito e in poche ore è in vetta a tutte le classifiche e  alle heavy-rotation radiofoniche. Un successo immediato, un pop incalzante, con una forte componente dance creata ad hoc dai produttori Pier Paolo Peroni e Marco Guarnerio sfruttando i campioni dei pezzi che arrivano freschi freschi alla sede di Radio Deejay di via Massena. Ma non finisce qui: a giugno è tutto pronto per il lancio del pezzo che fa da preludio all’album: la title-track Nord Sud Ovest Est, la cui atmosfera in stile mariachi è stata ricreata alla perfezione grazie all’estro di Demo Morselli e della sua sezione di fiati.

La febbre 883 impazza in tutto lo stivale. Il disco inizia a suonare ovunque: in tutte le radio, nelle spiagge e negli ultimi juke-box. Ogni ospitata al Festivalbar 1993 è un tripudio. Fra cartelloni di ogni tipo e la folla che invoca a gran nome i due amici sognatori che arrivano da Pavia. Le loro facce sono su ogni copertina, su ogni rivista, persino sui diari dell’anno scolastico alle porte. Ma Nord Sud Ovest Est non campa solo grazie ai due singoli. I pezzi che lo compongono sono dieci potenziali singoli, influenzati dal rap americano, apprezzato sia da Max sia da Pierpa Peroni, e il classic-rock a stelle e strisce che è invece nel cuore di Mauro e di Marco Guarnerio. La squadra 883 sono loro. Chiusi in studio e foraggiati dai dischi provenienti dagli archivi e dai corrieri che ogni mattina portano le nuove uscite mondiali alla reception di Radio Deejay. Insieme mettono a punto l’opera pop che sognavano da tempo. Soprattutto i due produttori che lavoreranno come dei matti e a quattro mani sul mixer per rendere Rotta per casa di Dio il gioiello che è ancora oggi.

È un album fortemente condizionato anche dal momento storico. L’Italia del 1993, infatti, pur devastata dai problemi interni, vive un momento di benessere diffuso e il disco ne descrive esattamente atmosfere e consuetudini. “Le partite sempre in onde medie: San Siro, Olimpico, Delle Alpi”, recita Weekend, e sembra di vederli i “Tanti uomini con le radioline e le mogli incazzate di fianco”. Tolto il poco compianto stadio torinese, non sono ancora i tempi della Diretta Gol di Sky e delle partite viste in TV. Il fine settimana di provincia (e non solo) si chiude quindi con la angosciante sigla del TG e con a tavola quello che c’è o che avanza: “Pasta in brodo, forse minestrone / ad andar bene un po’ d’affettato”.

Ma c’è spazio anche per il primo lento in assoluto targato 883, tipologia che farà la fortuna della band prima e del Pezzali solista, poi. Come mai è la canzone d’amore per eccellenza. A riprova di questo, alzi la mano chi non sa completare il verso “Le notti non finiscono…”. Non sono solo le canzoni, la produzione o il contesto ad attribuire successo al disco, ma anche il talento indubbio dei due componenti: il biondino e il ragazzotto con la faccia pulita. Quello con l’attitudine da paroliere e l’esperto nel trovare i motivetti giusti. Il ballerino improvvisato e quello con il timbro riconoscibile, dal cantato graffiante e comunicativo.

Mai apprezzati del tutto dal pubblico e, anzi, inseriti a torto da alcuni in un contesto di ricordi trash da cui fuggire come la peste, gli 883 hanno molti meriti. In primis quello di puntare dritto al cuore di chi ascolta non raccontando melense vicende amorose, ma parlando del “metro di quadro di vita” che il destino ha riservato loro. E lo hanno fatto con il linguaggio normale della strada, del bar, dei giovani. Della gente comune. Compaiono termini come sfiga sfigato, modi di dire inseriti mai in maniera inopportuna come le pive nel sacco o le pirle della canzone Cumuli e tanti altri riferimenti al quotidiano. Si parla di personaggi e vizi della provincia fra speranza e disincanto, ma anche di amici che finiscono in comunità dopo essere finiti nel tunnel della droga. E senza giudizio. Non solo perché sono amici, ma soprattutto perché nella vita tutti sbagliamo e tutti siamo costretti a convivere con “quel vuoto che non si riempie mai“.

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Nord Sud Ovest Est è un album che per i trentenni di oggi e non solo è un manifesto generazionale indissolubilmente legato a ricordi sensoriali come il caldo, le vacanze, i giochi, i nonni, gli amici, i viaggi, la musicassetta color caramella all’amarena da avvolgere e riavvolgere in continuazione. Profumi, colori, suoni di un’estate, quella del 1993, vissuta fra Gli spari sopra di Vasco ad alimentare il sogno americano, e i balli scatenati da Haddaway quando partiva What is loveMa anche fra le canzoni di Max e Mauro che, in punta di piedi, sempre umilmente, sono entrati nelle nostre case, nelle nostre cuffie, nelle nostre auto e, definitivamente, nei nostri ricordi.

 

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