Recensione: ARCTIC MONKEYS – Tranquility base Hotel & Casino ***

CoverIl nuovo disco della band capitanata da Alex Turner ha almeno due chiavi di lettura. La prima, basata sui precedenti lavori della band; la seconda a porre l’accento sulle scelte stilistiche di una band e la sua evoluzione. Chi opterà per la prima si prepari perché potrebbe rimanere anche fortemente deluso. Nel secondo caso, invece, le soddisfazioni potrebbero non mancare perché la nuova “opera” degli Arctic Monkeys è un viaggio ovattato nelle profondità dell’animo umano, che mescola insieme diversi elementi.  Il risultato è un disco pieno di suggestioni, sospeso fra realtà e immaginazione; fra disincanto e dissoluzione con una forte tendenza onirica.

Solo l’apertura del disco fa storia a sé: “Volevo solo essere uno degli Strokes“. Una dichiarazione d’intenti a cui Turner non si è mai sottratto, soprattutto nel suo passato da english-boy con la fissa per un certo tipo di suoni e atmosfere. Oggi quel ragazzo è un uomo nel pieno della maturità, che ha cambiato vita, assorbito dallo star-system e che non ha paura di sperimentare e di dar vita a qualcosa anche di molto diverso rispetto agli standard. Sullo sfondo un America patinata e involuta, costretta a ripiegare sui fasti di un passato più o meno eroico. E non è un caso che i suoni scelti per questo disco, che è una via di mezzo tra i vecchi noir in bianco e nero e un musical di Broadway, richiamino così palesemente ad epoche passate. Tutto si può dire, dunque, tranne che gli Arctic Monkeys abbiano voluto creare un album ad hoc per ingraziarsi le masse: chitarre ridotte all’essenziale, percussioni ovattate che non vanno mai oltre un certo numero di bpm, pianoforti e tastiere che giocano un ruolo da protagonisti in un contesto sonoro retrò che spesso profuma di super alcoolici, dissoluzione e riflessione al tempo stesso.

arcticmonkeys

Come recita la title-track Tranquillty base Hotel & Casino:We celebrate the dark side“. E in effetti sembra quasi di vivere in un lungo sogno a occhi aperti a contatto con la parte più intima e anti-sociale di sé stessi. Un coraggioso viaggio in compagnia del “passeggero oscuro” che certo non è quello che ti aspetti da una band pluripremiata che si è sempre distinta nel panorama indie-rock. Addirittura, il massimo della libidine si raggiunge con un pezzo come Four out of five, un viaggio lisergico di beatlesiana memoria del periodo di Abbey Road.

Quasi un concept l’ultima “opera” di Turner e soci, che non sfigurerebbe come colonna sonora di un lungometraggio o di un musical. Fra echi di Elvis e di McCartney, impulsi retrò che vanno dagli anni ’40 fino all’elettronica degli anni ’70, Tranquiluty Base Hotel fa storia a sé. Spiazzerà i più rockettari, probabilmente scontentandoli, ma potrebbe rivelarsi una sorpresa per gli open-minded. I palati più fini senz’altro esulteranno per questo viaggio nelle profondità dell’anima fra i tormenti di una star in un mondo luccicante solo all’apparenza. ***

IL NOSTRO PEZZO PREFERITO: Star treatment
CONSIGLIATITranquility base Hotel & Casino, Four out of five, The ultracheese.

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