Recensione: THE VOIDZ – Virtue ****

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di Samuel Komp

Tonnellate di chiacchiere sono state fatte sulla libertà creativa di Julian Casablancas, sul destino degli Strokes, sul fatto che l’eclettico frontman sembri più orientato ormai ad un progetto come quello dei Voidz che non a quello della band che lo ha reso famoso e che  annaspa contando in cinque anni appena un album e un EP. Solo chiacchiere, appunto. Perché quelli come lui, si sa, al coniglio malaticcio estratto dal cilindro, preferiscono  puntare direttamente alla sparizione della Statua della Libertà. Colpire sì, ma colpire bene.

E non c’è che dire. Se Tyranny aveva convinto a metà, Virtue è la naturale evoluzione di una band ispirata che crea attingendo a generi anche totalmente differenti, tessendo una trama musicale e narrativa che non sbrodola mai, nonostante i molti elementi cuciti  insieme. A questo si unisce una certa piacevolezza nell’ascolto, resa più semplice dal talento unico di Julian nel costruire melodie accattivanti e che si lasciano ricordare.

Ed è la prima sensazione che abbiamo quando parte Leave it in my dreams, primo singolo estratto dall’album ed il pezzo forse più indie di tutta la raccolta. In QYURRYUS, potente ed ipnotica, Julian gioca con effetti di daftpunkiana memoria (galeotta fu quella meraviglia di Instant crush) e melodie curiosamente mediorentali in un mix azzeccatissimo. Poi arriva Pyramid of bones, ed è carica pura. Uno dei brani più politici in una raccolta già di per sé orientata più all’analisi degli eventi sociali che non all’ulteriore esplorazione di territori di natura amorosa. Si attacca il machiavellismo di stampo americano con cui, specie nel sistema educativo, si tende ormai a spiegare ai giovani la realtà delle cose. In ALieNNatioN , i Voidz giocano a fare i Royksöpp con grandissima efficacia criticando l’atteggiamento con cui oggi vengono giustificati anche gli atti più aberranti in nome della “National security”.

One of the ones è delicata nel tormento in cui è avvolta e si esaurisce in due minuti e mezzo. All worz are made up, quarto singolo e forse il più radiofonico di tutti, ricorda quello che offriva la poca (ma buona) psichedelia di metà anni ’90, con effetti new wave sulla voce e un groove di sottofondo quasi tropical. Seguono la struggente ma non memorabile Think before you drinkWink, il pezzo più “alla Strokes” dell’album. Ancora ventate psichedeliche in My friend the walls, mentre Pink Ocean, nonostante la voce in falsetto quasi totalmente sovrastata dagli strumenti e i prepotenti synth che si impongono all’ascoltoè una carezza elettronica fra tante chitarre impazzite. Black hole, il cui titolo già la dice lunga sulla piega che potrebbe prendere un pezzo con questo titolo in mano ai Voidz, suona come un bootleg dei Sex Pistols remixato dai Prodigy.

La doppia cassa di We’re where we were e il senso di profonda inquietudine che traspare sia dall’elemento musicale sia da quello narrativo sono la colonna portante di questo pezzo che apre con una sinistra rivelazione: “Sta avvenendo un nuovo olocausto / Che c’è? Sei cieco? / Ci troviamo in Germania, adesso / 1939”. Come se non bastassero, a rendere il racconto ancora più efficace nella sua dura verità contribuiscono il sottofondo di  chitarre, che quasi arrivano ad emulare delle sirene spianate, e un parlottare incessante che mette a repentaglio la lucidità mentale come il flusso di dieci telegiornali trasmessi insieme nello stesso istante.

Nonostante non sia progettato per l’easy-listengingVirtue sa come tenersi stretto anche l’ascoltatore medio con i forti richiami pop mimetizzati quel tanto che basta per dare alla raccolta non solo una parvenza di suoni ben miscelati da un gruppo di virtuosi (appunto), ma anche di un prodotto che si lascia ascoltare con piacere. Il punto forte è la presenza di pezzi di grande ispirazione che potranno rappresentare il metro di riferimento dei futuri lavori della band. Unico neo, che tuttavia non risente di determinanti cali d’ispirazione, potrebbe essere la lunghezza. E ribadiamo il “potrebbe” in quanto, alla soggettività di questo parere, preferiamo cullarci su quanto di buono ha saputo regalarci uno degli album più interessanti da almeno un anno a questa parte.

IL NOSTRO PEZZO PREFERITO: QYURRYUS
CONSIGLIATILeave it in my dreams, Pyramid of bones, ALieNNatioN, All worz are made up.

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