Recensione: THE VACCINES – Combat sports ***

the-vaccines-combat-sports-650x650.jpg
di Samuel Komp

I tre anni durante i quali i Vaccines di English Graffiti si sono trasformati in quelli di Combat sports sono densi di eventi chiave. Due fra tutti l’innesto alla batteria di Yoann Intoni al posto di Pete Robertson e quello del tastierista Timothy Lamhan. La missione reset doveva  iniziare proprio da qui e in effetti, la prima cosa che salta all’orecchio e che già si poteva intuire nel precedente lavoro in studio, è che la band abbia optato per suoni più precisi, delineati, tipici dell’indie-rock dei nostri giorni. Forse troppo tipici. E a risentirne sono la freschezza e l’incoscienza di quei brani grazie ai quali i Vaccines sono diventati famosi. Tuttavia, Combat sports (lo diciamo subito perché sia chiaro) non ci dispiace. Justin Young, ad esempio, è sempre impeccabile. Il suo timbro vocale, unito alle chitarre, ai riverberi estremi e alla sana voglia di fare rumore, rappresenta un vero e proprio marchio di fabbrica della band.

Contrariamente all’effetto reset di cui sopra, Put it on a T-shirt non è una dichiarazione di intenti, anzi sembrerebbe che da un momento all’altro debba partire il ritornello di All in vain (AD 2012). Tutto sommato, pur non eccedendo in originalità, si lascia ascoltare. Decisamente più accattivante il singolo I can’t quit, il brano più interessante dell’intera raccolta. Il timore (infondato, dopotutto) della fisiologica virata sui territori elettronici sembra sfumare definitivamente dopo aver ascoltato le tre tracce successive. E siamo felici che i Vaccines, duri e puri fino al midollo, non tradiscano le loro origini di band tutta chitarre e rock’n’roll, ma le eccessivamente “disciplinate” Love is my favourite band, Surfing in the sky, che non va oltre il bell’assolo e il piglio da live, e Maybe non riescono a incantare. Specie quest’ultima quasi non sembra uscita dai loro amplificatori.

The-Vaccines

A questo punto dell’album, vorremmo poter sentire uno di quei pezzi che ti prendono e ti ribaltano giù dalla sedia, anche perché, finora, oltre a poter parlare di un album curato e messo a punto da una band che (diciamocela tutta) ci sa fare, la sensazione è che manchino proprio i pezzi forti. A spezzare il ritmo arriva un lento “alla Vaccines”, Young american, che ricorda tanto le atmosfere della vecchia Family friend dell’album di debutto. Tiriamo un sospiro di sollievo quando parte Nightclub, sincopata e quasi isterica, per poi decollare finalmente con Out on the street, la festaiola Take it easySomeone to lose, un pezzo a metà strada tra i Kaiser Chiefs e i Two Door Cinema Club, ma senza falsetti. A chiudere ci pensa Rolling Stones, che parte con organi sparati a manetta per poi aprirsi al suono rombante delle chitarre elettriche fino a ridiscendere andando a mettere il sigillo su questo quarto album con un malinconico accordo in settima.

English Graffiti, seppur contenesse due/tre pezzi di serie A, ci aveva deluso al punto da chiederci che fine avessero fatto i Vaccines caciaroni e commoventi, chitarrosi e appassionati degli inizi. Oggi, nonostante gli alti e bassi (soprattutto un lato A zoppicante) Combat sports mostra una band che si evolve faticosamente, ma che non perde il suo marchio di fabbrica e che riesce, anche questa volta, a fare con efficacia ciò che li ha resi famosi: creare hit da ascoltare e riascoltare alla nausea.

IL NOSTRO PEZZO PREFERITO: I can’t quit
CONSIGLIAMO: Out on the street, Take it easy, Rolling Stones

Annunci

2 commenti su “Recensione: THE VACCINES – Combat sports ***

  1. Pingback: THE VACCINES – I can’t quit

  2. Pingback: SOUNDTRACK – Spot SMART EQ fortwo (2018)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: