Recensione: THE DECEMBERISTS – I’ll be your girl ***

A1KEPeonC-L._SY355_Dove eravamo rimasti? 2015What a terrible, what a beautiful world, l’album di maggior risonanza dei Decemberists, la band folk-rock di Portland. Un gruppo forte e coeso, nonostante il carisma dilagante del frontman Colin Meloy. I’ll be your girl, prodotto da John Congleton (già “uomo della stanza dei bottoni” di Saint Vincent) esce per Rough Trade/Capitol e rappresenta una piccola svolta stilistica per la band attraverso un mix di sonorità provenienti fondamentalmente dall’accoppiata pop-rock mainstream ed elettro-pop anni ’80.

I segnali sono chiari non appena parte Once in my life, l’attuale singolo, che se inizialmente sembra volerci ricordare come suona una buona vecchia chitarra acustica, da un certo punto in poi esplode nei synth e nei riverberi di ormai trentennale memoria. Il trend si ripete anche nella più malinconica Cutting stones, in pieno stile Pet Shop Boys e localizzabile all’incirca tra il 1984 e il 1985.

Severed è relativamente più al passo con i tempi ed è dark quanto basta da sembrare un pezzo degli Editors, se vogliamo. Starwatcher riapre le stanze in cui abbiamo chiuso i R.E.M. di più malinconica memoria, mentre l’arrangiamento minimale della successiva Tripping along è il tipico escamotage di quelli bravi come Meloy quando hanno voglia di farti venire un bel magone.

Da qui in poi l’album sembra aumentare di ritmo con Ghost che parte senza nemmeno un secondo di intro. Folle come un pezzo del John Lennon del White album nella sua vena più inquieta, si esaurisce in poco più di due minuti. In Everything is awful sembra di ascoltare gli Abba a cui fosse scappatA la manopola del distorsore delle undici chitarre collegate per sbaglio al mixer. Sucker’s prayer è un’ottima scusa per far riapparire l’anima più folk della band, ma senza incidere più di tanto. Echi del già citato album bianco dei quattro di Liverpool anche nella spiazzante We all die young, in particolare nel giro di chitarra paro paro a quello di Revolution 9. Festaiola, nonostante il tema trattato, con tanto di coretto di bambini che all’unisono cantano allegramente di come “si muoia tutti giovani”Interessantissimo episodio nel viaggio verso il finire di I’ll be your girl è la lunghissima Rusalka, Rusalka/The wild rushes, un lento quasi progressive alla Pink Floyd che tocca picchi molto, molto alti. Concludiamo con la title-track che ci porta nelle sterminate praterie degli States , facendo scorrere i titoli di coda sulle note di un country non particolarmente esaltante.

Alti e bassi nel nuovo album dei Decemberists, dove gli episodi meno esaltanti non intaccano minimamente la forza dei momenti migliori. Tratti peculiari di questa raccolta sono la varietà, il (solito) carisma vocale e interpretativo del frontman, ma anche e soprattutto il minimalismo con cui vengono trattati buona parte degli arrangiamenti. Per chi li conosce da tempo potrebbe sembrare un passo indietro, ma la scelta si rivela vincente soprattutto nei pezzi più intimi e d’impatto che rinunciano agli orpelli puntando all’immediatezza e all’emotività. ***

IL NOSTRO PEZZO PREFERITORusalka, Rusalka/The wild rushes
CONSIGLIATI: Cutting stone, Severed, Tripping along, Your ghost.

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