Recensione: YOTA – The knight in shining armour ***

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Nascosto e silenzioso in mezzo al trambusto dei mille suoni di quest’epoca in cui la varietà (ma anche la saturazione) sono ormai la norma, scopriamo un piccolo gioiello. Yota è svedese, di Stoccolma. Nonostante il padre fosse già un  performer, la grande passione per l’arte la porta a orientare i suoi studi in quella direzione. Finché, al tramontar degli anni ’90, un amico non le dà la possibilità di entrare nel mondo dell’industria musicale. Pubblica alcuni singoli dance come vocalist ma saranno il talento compositivo e le doti canore gli elementi che le permetteranno di finire sotto contratto con la Universal, fino a quando nel 2007 non decide di trasferisce definitivamente a Parigi, città che è ancora oggi il suo quartier generale.

Da allora, collaborazioni. Tantissime. Mai, però, un album tutto suo, che invece arriva adesso quando non è più una ragazzina di primo pelo. Ha esperienza (e si sente) e un bel gruzzoletto di canzoni che uniscono il sapore disco fatto di bassi potenti, effettistica e una voce dolce e sensuale. Nel 2017 esce Til the night fades out ad anticipare l’uscita di questo album passato (colpevolmente) in sordina.

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Il disco è un lungo massaggio cerebrale di tre quarti d’ora fra la voce di Yota (che giganteggia), sezioni ripetute di groove e motivi che prima avvolgono in un caldo abbraccio e poi non si staccano più dalla testa.

Non è solo il singolo di lancio a ruggire nella raccolta, ma anche l’insieme di momenti più intimi: dalle carezzevoli One more day Burning heart, che sembrano una la reprise dell’altra, fino ai ritmi dance di fine anni ’80. Si prosegue con il chillout di Loveline e con gli echi disco di Escape, le cui atmosfere, tuttavia, saranno riproposte anche nella successiva Break the spell, creando un secondo effetto ripetizione che sfiora la ridondanza.

The muse, il pezzo migliore della raccolta secondo chi scrive, innalza nuovamente gli animi grazie al groove anni ’90 e ai bassi spinti fino al limite. Wasted love è il brano che più si affaccia ad un territorio da band femminili di stampo alternative, mentre i botti finali sono affidati alla bellissima You got me started e alla sensuale It’s a match. Nella prima i punti forti di questo album vengono esaltati fino ad esplodere in un ritornello degno dei migliori Naked and Famous; la seconda è un dolcissimo arrivederci down-tempo accompagnato da un inciso da brividi.

Colpevolmente dimenticato dalla critica, questo album, uscito a fine 2017, è un piccolo gioiello che gli amanti della dance più soft, del chillout, ma anche di un genere alternative che chi strizza l’occhio a band come i Naked and Famous non disprezzerà affatto. Un po’ ripetitivo in alcuni passaggi dove i suoni tendono a somigliarsi amalgamando eccessivamente le tracce fino quasi a confonderle. Tuttavia, a livello vocale, Yota ha tutte le qualità di una grande performer del genere: sensuale, dolce e abilissima, nonostante il supporto dell’abbondante effettistica. I momenti più interessanti svelano un’autrice e un team di produzione che, pur non inventando nulla, sanno giocare abilmente con le emozioni. Ascoltare questo tipo di musica, suonata in questo modo, è un piacere per i sensi. ***

IL NOSTRO PEZZO PREFERITO: The muse
CONSIGLIATI: Til the night fades out, One more day, Escape, You got me started

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Un commento su “Recensione: YOTA – The knight in shining armour ***

  1. Pingback: MARK LOWER & YOTA – Jump into this fire

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