Recensione: NEGRITA – Desert yacht club ***

negrita_desert_yacht_club.jpgPau & co. hanno rischiato di sciogliersi. Sì. Lo hanno ammesso e quasi ci veniva il coccolone. Il punto è che se la media deii gusti musicali sta virando decisamente verso altri lidi, nel panorama musicale italiano i Negrita non possono mancare. Proprio non esiste. E nonostante risultino più dimessi rispetto ai fasti del passato, ascoltare un album come Desert yacht club accontenta una parte del gusto musicale altrimenti destinato all’inevitabile atrofizzazione. I Negrita suonano alla grande, sono ancora oggi una potenza e dal vivo ti fanno leccare i baffi.

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Siamo ancora qua – dicono loro – trattasi di abilità. Su questo non ci piove, anche se lo spettro della possibile separazione aleggia qui e là nella raccolta in altalene di momenti ispirati e altri un po’ più fiacchi. La cosa bella è che quando sei un numero 1, anche quando risulti meno in vena, porti sempre a casa la pagnotta.

Siamo ancora qua apre forte l’album con quella che sembra più una auto-iniezione di vitalità e di energia. Come a dire: ci siamo e vogliamo essere ancora saldi ai nostri principi e ai nostri gusti, dopotutto. Decisamente upbeat, anche se il meglio arriva con No problem, un pezzo inequivocabilmente “alla Negrita”. Scritto sulla pelle, il singolo attualmente in rotazione radiofonica introduce elementi di suono nuovi ed è toccante quanto basta da restare impressa.

Principi di orticaria quando ascoltiamo quello che inizialmente sembra un pezzo country e che poi, a poco a poco, si trasforma in un amarcord commovente e, in fin dei conti, non banale. Non torneranno più risucchia nel suo turbine proiettando l’ascolto e il ricordo alle giornate no in cui, consapevoli che il meglio “s’ha ancora da fare” ci si ricorda non solo di ciò che è stato, ma soprattutto di chi c’è stato. Tra i pezzi migliori Milano stanotte ripropone una versione molto edulcorata di quella che è stata la città degli eccessi e della dissoluzione, ma non per questo meno affascinante e poi, finalmente, arriva Adios paranoia, che ripropone nuovamente i Negrita più esotici e accattivanti. Ben suonata, ispirata ed evocativa, è forse il pezzo migliore dell’intera raccolta.

Chi si aspetta o pretende un progetto rivoluzionario non sarà accontentato: questo è il classico buon album dei Negrita con il loro modo di fare, il loro stile inconfondibile, anche se non ci sono picchi che fanno gridare al miracolo. Il fan di lunga data apprezzerà il fatto che se queste sono le band che hanno rischiato di sciogliersi, accidenti, ben vengano le crisi a cui il tempo sottomette anche le rockstar.

Pezzi migliori: No problem, Scritto sulla pelle, Adios paranoia.

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