Recensione: SUPERORGANISM – Superorganism ***

s-l300.jpgNon c’è niente da fare: quando si fa musica divertendosi, l’energia si amplifica trasmettendo la sensazione anche a chi ascolta. Questa è la storia mirabolante di un collettivo di sette persone provenienti da quattro paesi diversi (Inghilterra, Nuova Zelanda, Australia e Giappone) e di un singolo, Something for your M.I.N.D., concepito on-line sulla direttiva Londra-Tokyo con la cantante Orono Noguchi che incide le sue parti e le rimanda indietro ai colleghi, i quali, dopo aver gridato al miracolo, lo lanciano subito in rete. E così arrivano il contratto discografico, il posto d’onore nella soundtrack di FIFA 18 e, infine, questo album.

La raccolta ha dalla sua l’immediatezza e tutta la sana follia di questi ragazzi che a botte di campionamenti e sample costruiscono dei pezzi curiosi. Non epici, è vero, ma (e qui vai di citazione) “molto catchyincredibilmente pop“. Tutto sommato è un disco che fila via senza inciampare. In mezz’oretta circa il sipario è già sceso. Sono stati necessari diversi ascolti per capirne quelle che sono le reali potenzialità, ma tranquilli: ci sono. Le melodie sono tutte orecchiabili a partire dai tre pezzi che aprono l’album: It’s all good, Everybody wants to be famous Nobody cares, già molto apprezzate in rete. Meno memorabile il singolo in circolo in queste ore Reflections on the screen. Si riparte poi alla grande con SPROGNSM e la già citata Something for your M.I.N.D. prima di perdere lentamente d’intensità sul finire. Nai’s march gioca con fade out ed effettistica da videogiochi in una parentesi lisergica di poco meno di tre minuti. The prawn song è l’ultimo acuto del disco, pronto per essere messo sotto contratto (e lo consiglieremmo  caldamente) chessò, da un grande brand di profumi che lo faccia diventare il prossimo top of the spot.

ConsigliamoIt’s all good, Everybody wants to be famous, Nobody cares, Something for  your M.I.N.D., The prawn song.

I margini di crescita di una band come i Superorganism sono notevoli e questo album, la cui unica pecca sembra l’essere stato impacchettato un po’ troppo frettolosamente sull’onda del successo del singolo di lancio, ne è la dimostrazione. Tanti i pezzi orecchiabili, ideali per l’easy-listening, ma anche per traguardi più ambiti come quello di poter figurare un giorno non solo come la colonna sonora di un videogioco di successo come FIFA 18, ma anche di uno spot. Probabilmente sentiremo ancora parlare di loro perché questo modo di fare musica, oltre ad accogliere un pubblico decisamente ampio, è salutare per il morale e regala mezz’ora di sana spensieratezza.

Annunci
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: