Recensione: EN?GMA – Shardana ***

Shardana-front.jpgIl rap italiano non era mai andato così forte. È un dato storico e inequivocabile. È la musica della millennial e non solo. Piena di contraddizioni e con un parterre di interpreti ormai al limite della saturazione. Ciononostante, come in ogni fenomeno che si rispetti, ci sono poi i big. Quelli che le cose le fanno meglio degli altri e con un po’ di senso artistico; gente che al netto di tutti i difetti di un genere (li hanno anche il rock, il jazz, il pop eh, intendiamoci…) riesce a tirare fuori qualità degne di interesse.

È il caso di En?gma, all’anagrafe Marcello Francesco Scano, classe 1988, che a due anni dall’ultimo Indaco, estrae dal cilindro l’album Shardana. Affascinante già dal titolo come tutto ciò che ha a che fare con la cultura sarda. È infatti un termine a doppia accezione che può indicare gli antichi abitanti dell’isola, ma anche il popolo locale che in antichità ha respinto gli attacchi degli antichi egizi.

Tipi tosti, insomma. Come l’immagine che l’autore vuole dare di sé fin dalla copertina in stile quasi Gorillaz: un guerriero ferito, intaccato, ma non distrutto. Anzi, più incazzato che mai, come confermano il mood e i testi che, nonostante tocchino i temi tipici del genere, riescono attraverso le rime ben congegnate e i significati nascosti dare forza al senso stesso dell’album. La temperatura emotiva di questo album,  infatti, è decisamente più alta rispetto alle vecchie produzioni, per certi versi più intime e poetiche. Insomma, stavolta En?gma aveva proprio bisogno di togliersi qualche sassolino dallo stivale e ha deciso di mandarle a dire spingendo la voce al limite, forse anche troppo in alcuni passaggi. Tuttavia, l’ascolto di Shardana è fortemente influenzato dalla timbrica potente e dal flow chiaro e preciso dell’interprete. Sono proprio questa energia e la ferma convinzione di voler rifuggire ogni sciatteria interpretativa, ogni lassismo vocale, a rendere il risultato globale dell’album superiore alla media produttiva del momento.

Ciò che più si apprezza in quest’opera è la spontaneità, la sincerità di cui sono impregnati i versi. E questo avviene fin da subito, non appena viene snocciolato il tema chiave di Krav Maga, che apre cronologicamente il disco. Lo stesso En?gma ha dichiarato di non voler più sfruttare l’onda trap per fare successo. E meno male, aggiungeremmo, anche perché il suo talento è degno di andare oltre  il trittico soldi-vestiti-droga. È cresciuto notevolmente anche a livello di produzione: i brani sono anche più orecchiabili, merce rara nel genere, specie se non trovi il ritornello un po’ paraculo in grado di spingerti su in vetta. La grande capacità di sintesi, inoltre, rende agile l’ascolto ed è apprezzabile in tutti i pezzi, che non superano mai i 3 minuti e mezzo. I momenti felici dell’album sono tanti, soprattutto nel cosiddetto lato A dove infila a ripetizione una sequela di singoli mai pesanti e soprattutto dritti al punto: oltre alla già citata traccia di apertura spiccano Nuvole e cupoleFather & Son, Da Vinci. Meno potente la seconda parte che, tuttavia, si ritaglia momenti di intensità come nella minimale Sobborghi o in Cerbero. 

Da ascoltareKrav Maga, Copernico, Father & Son, Ma che roba è?! , Sobborghi, Cerbero.

En?gma è uno dei talenti più interessanti della scena rap italiana. Questo è fuori discussione. Per il suo background, per la capacità di sintesi, perché rifugge ogni pedanteria e perché molti dei suoi pezzi rimangono in testa come dovrebbero fare tutte le buone canzoni. Canta e produce meglio di altri, il suo flow è pulito e sempre energico, anche troppo in certi passaggi. Per gli amanti del genere sicuramente un punto fermo, per chi lo scopre o non lo ascolta un motivo per concedergli un po’ del vostro tempo. ***

https://open.spotify.com/album/5he7pU3eVFeL7MDdL3Ji01?si=sslu2b6uSmqGFUe-0CehbQ

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