Recensione: LE VIBRAZIONI – V ***

levibrazioni_3.jpgRinvigoriti da nuova linfa, di nuovo vogliosi di dire la propria. Questo traspare ascoltando V (come Vibrazioni, ma anche come il quinto lavoro in studio della band). E questo fa molto piacere soprattutto quando gente come Sarcina, Verderi, Castellani e Deidda non hanno più prodotto per tanto tempo sotto il loro storico marchio. Perdere musica è sempre un male, in ogni caso, di più ancora se i soggetti in questione sono loro.

Forti delle belle performance di Sanremo, con un Sarcina in grande spolvero, anche l’album risente di questa dose di fiducia non appena parte il disco con Nero. La raccolta parla principalmente di amore e delle insicurezze, delle paure della vita quotidiana e non sfigura affatto nel marasma delle nuove uscite, anzi, riporta in vista un modo di fare musica che lentamente si sta perdendo. E considerando che il genere pop-rock d’amore, in Italia, sembra essere appannaggio principalmente dei Modà, gli autori di Dedicato a te sanno ancora rendere interessante il loro stile. Questo accade non solo nella traccia di apertura o nel pezzo di Sanremo (non apprezzato a sufficienza), ma anche in Apri gli occhi, nelle rockettare Niente di speciale Voglio una macchina del tempo. Rare le scivolature, che si segnalano più che altro nel songwriting, dove qualche melensità del genere “In fondo / è stato tutto molto bello” può stridere un po’ nel complesso di un disco che ha un po’ di più da dire.

Una cosa è certa: i fan di lunga data non possono essere che entusiasti per il ritorno dei loro beniamini. Ma anche l’ascoltatore casuale non potrà negare un’onestà di fondo di questo lavoro. Pezzi semplici, diretti e ben arrangiati. Chitarre vere, riff, arpeggi e coretti retrò. Un album suonato, finalmente.

PEZZO MIGLIORE: Nero
MA ANCHECosì sbagliato, Apri gli occhi, Voglio una macchina del tempo

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