RECENSIONE: AWOLNATION- Here come the runts ****

La vita è tutta una questione di “Fattore C” (ed è meglio fermarsi qui per non scadere nel volgare che tanto piace a chi recensisce, di questi tempi). Banale o meno che sia, quest’introduzione ribadisce che ci sono grandi fenomeni che diventano tali perché è evidente che il talento che li ha generati meriti una ricompensa, ma è altrettanto vero che ce ne sono altri che, pur possedendo le stesse qualità, comunque non riescono ad affermarsi. Questione di appeal? Di chi sfoggia più tatuaggi o di chi strizza più l’occhiolino con coretti e “Oooh-oooh” vari? L’infedele risponderebbe seccato: “Ma no, via, il punto è che semplicemente non c’è spazio per tutti, bravi o meno che siano, il genere rock alternativo è saturo”.

Va bene, facciamo finta di prendere questa risposta per buona. Ma è proprio in quel momento, allora, che bisogna salire in cattedra e rendere onore a gente come Aaron Bruno e ai suoi AWOLNATION che dal 2011 sono in costante crescita e continuano a dare vita ad un repertorio che non ha nulla da invidiare a molti millantati colleghi. Per chi non li conoscesse, andate ad ascoltare Sail, il pezzo di punta che, nel 2010, ha fatto urlare di ribellione anche il più composto degli impiegati di banca (o delle poste o dell’ufficio dietro casa, fate voi).

Con Here come the runts, senza eccedere nei fasti, Bruno propone 14 brani diversi fra loro ma sempre pregni di quella carica ribelle che contraddistingue i suoi lavori. Forse un po’ troppo lungo (all’undicesima/dodicesima traccia avrebbe già potuto chiudere i battenti con tutti gli onori al merito), ma sempre e comunque in grado di catturare l’ascolto con melodie piacevoli, ritornelli che si piantano bene in testa e quella sana follia che è parte del suo modus operandi compositivo e interpretativo.

La title track con cui si apre il disco è un’opening che carica come una scena d’azione di uno 007, con chitarra elettriche in grande spolvero e una sezione di fiati che scalpita fino ad esplodere strada facendo. Così, già alla seconda traccia siamo cotti a puntino e pronti per attraversare il girone dei lussuriosi sotto le note di Passion (il singolo di lancio). Miracle Man è l’archetipo dello stile AWOLNATION, mentre Jealous Buffoon ha il potere di innescare la reazione del piede direttamente collegato ai circuiti dell’ascolto. Un pezzo che ricorda lo stile degli ultimi Kaiser Chiefs. Un lieve rallentamento nelle tracce successive che non va ad intaccare il ritmo né la qualità del materiale, anzi, aggiunge ai sapori sonori del disco anche quel tocco di acido che al songwriter in questione piace tanto. Si prosegue con My molasses, una ballata davvero interessante e mai zuccherina, per poi riprendere quota con l’epicità stile Muse di Cannon Ball. Nessun acuto da qui in poi, ma resta quanto di buono fatto nelle tracce precedenti fra le quali segnaliamo almeno 2/3 pezzi che meriterebbero l’heavy rotation radiofonica. Questo per dire, se ancora non si fosse capito, che continuare a sottovalutare una band come gli AWOLNATION è una follia indicibile (sempre per non scadere nella volgarità).

PEZZO MIGLIORE: Miracle Man
MA ANCHE: Passion, Handyman, Jealous buffoon, My molasses, Cannon Ball.

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